Rapporto speciale Liberalizzazioni

Con il decreto sulle liberalizzazioni presentato lo scorso venerdì 20 gennaio il governo Monti inaugura la fase "Cresci-Italia".
 
I provvedimenti investono molti settori dell'economia italiana e rappresentano un passo importante nel rilancio della competitività del Paese, anche se si poteva essere più coraggiosi. Abbiamo analizzato alcune delle misure che potrebbero avere effetti più ampi sulla popolazione, come quelle che investono i benzinai e la separazione ENI-SNAM, così come le misure che toccano alcune categorie particolarmente ostili al cambiamento: tassisti, farmacisti, avvocati e notai.
Finché Monti non li separi
Economia
Written by Carlo Starace   
Tuesday, 24 January 2012 00:00

Sono arrivate. Dopo settimane di dibattito e di attesa, è piombato sugli schermi delle televisioni l’attesissimo “mega decreto” del Governo sulle liberalizzazioni. Battezzato “Cresci-Italia”, il decreto proposto al parlamento contiene misure tra le più incisive che questo Paese abbia mai visto in almeno vent'anni di storia recente. 

Tra queste troneggiano per importanza le delibere sull’energia, in particolare sul gas naturale. L’annunciata separazione tra il colosso energetico Eni e la sua controllata Snam Rete Gas, società di gestione e controllo delle infrastrutture per la distribuzione, oltre a nuovi parametri per il calcolo delle tariffe, determineranno un risparmio annuale per le famiglie italiane di almeno 400 Euro, secondo le stime del Governo. Altro che le proteste dei farmacisti da Bruno Vespa o le drammatiche proteste dei tassisti davanti alla Galleria Colonna. Questa è di gran lunga la misura più importante, sia per l’incidenza della spesa per il gas sui redditi delle famiglie, che sui costi sull’energia che devono sopportare le imprese italiane.

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Una pillola meno amara
Economia
Written by Flavia Mi   
Monday, 23 January 2012 22:43

  Il “j’accuse” di Federfarma

È il “deterioramento della qualità del servizio offerto, fino al collasso del sistema” l’effetto temuto da Federfarma che, con queste parole quasi apocalittiche, annuncia una possibile serrata delle farmacie il 1° febbraio se il Parlamento non modificherà il testo del decreto approvato venerdì scorso (20 gennaio) dal Consiglio dei Ministri.La Federazione è particolarmente contraria all’abbassamento del ‘quorum’ da una farmacia ogni 4 mila abitanti a una ogni 3mila come previsto dal disegno di legge, che porterebbe ad un incremento di almeno 5 mila esercizi in più in tutto il Paese.   Questa è solo una delle disposizioni previste nella riforma del sistema farmaceutico che verranno attuate se il Parlamento approverà l’ultimo ddl presentato dal governo Monti. 

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Obiezione, Professore!
Giustizia e Legalità
Written by Pietro Curatolo   
Tuesday, 24 January 2012 00:00

Abolite le tariffe, aumentati i notai e praticantato più breve: i professionisti non ci stanno. Hanno ragione?

Per fortuna il governo Monti non ha velleità di rielezioni, altrimenti si sarebbe compromesso un blocco elettorale importante: gli avvocati, circa 207mila in tutta Italia, e i notai, poco meno di 5mila privilegiati, non hanno affatto gradito le proposte del governo Monti e sono sul piede di guerra. Andiamo a scoprire cosa cambia per queste due categorie e quali effetti potranno avere le misure contenute nel decreto liberalizzazioni.

Il nocciolo della questione riguarda le tariffe professionali, che il decreto all’art. 9 abroga sia verso il basso che verso l’alto. L’abolizione delle tariffe minime era già stata approvata dal decreto Bersani del 2006, poi reintrodotte durante il precedente governo dall’allora ministro della giustizia Alfano. Con le nuove misure non solo sono state nuovamente spazzate via le tariffe minime, ma anche le tariffe massime. D’ora in poi sarà il libero mercato a determinare i prezzi per le prestazioni, che dovranno in ogni caso essere pattuiti per iscritto al conferimento dell’incarico in maniera trasparente e onnicomprensiva.

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Benzina sul fuoco delle proteste
Economia
Written by Pietro Curatolo   
Tuesday, 24 January 2012 00:00

I benzinai protestano, il resto della popolazione non ha che da guadagnarci

Dura la vita dell’automobilista. Nelle ultime settimane ha visto i prezzi al distributore raggiungere livelli record, per rischiare ora di ritrovarsi a secco, con i benzinai che minacciano una settimana di sciopero in risposta alle misure contenute nel decreto liberalizzazioni presentato lo scorso venerdì. Ma cosa prevedono esattamente queste misure? Quali benefici potrebbero avere, e quali sono le ragioni della protesta? Quanto costa la benzina negli altri paesi europei? Cerchiamo di capirne di più.

Iniziamo da un raffronto con il resto d’Europa. L’osservatorio della Commissione Europea pubblica ogni settimana i dati sui prezzi della benzina nell’UE. Come si vede dalla tabella a fianco, i dati parlano chiaro: con una media di € 1,709 al litro, in Italia abbiamo la benzina più cara d’Europa (per chiarezza d’esposizione non sono stati inclusi tutti i 27 membri dell’UE,  ma solo quelli più significativi, il risultato finale essendo lo stesso). Inoltre, la componente di imposte sul prezzo finale raggiunge circa il 58%, una delle più alte.

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Taxi contro Tutti
Economia
Written by Alexios Mantzarlis   
Monday, 23 January 2012 21:18

Milano, venerdì 13 gennaio, ore 06.10. Una ragazza attende il taxi prenotato la sera prima. Il taxi arriva, ma la ragazza non sale. Scendono invece tre tassisti che dichiarano lo sciopero selvaggio. La ragazza si sente denunciare come una ‘privilegiata che guadagna più dei 1500€ che guadagnamo noi’. L’accusa è tanto irragionevole quanto falsa, ma i tassisti, non paghi di creare un disagio, vogliono sfogarsi.

E’ con azioni di questo tipo che l’intera categoria ha attirato una parte spropositata dell’attenzione mediatica e l’ira dell’opinione pubblica nelle recenti diatribe sulle liberalizzazioni. Non è certo la liberalizzazione dei taxi la misura principale contenuta nel decreto “Cresci-Italia” del governo dei Professori. E non saranno le nuove  licenze a far ripartire il Paese. Eppure, con la loro tracotanza i tassisti sono diventati il simbolo delle categorie “protette” che non vogliono riformarsi.

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